29 November 1999

Fiat Ecobasic - Per saperne di più: 2. la vettura

LINEA ESTERNA

Date le premesse, è facile capire che descrivere forma e design di Ecobasic significa soprattutto parlare di aerodinamica, di materiali, di scocca, di motore e di nuove soluzioni abitative che più poco hanno in comune con il semplice lavoro di vestire e arredare un abitacolo.

Per questa via, che lascia spazio e anzi stimola nello stilista intuizioni più radicali, la ricerca della forma si fa disegno industriale nel senso più nobile del termine: che è dare espressione alla tecnologia e ai materiali, prendendo spunto dalle loro stesse caratteristiche e dalla loro funzione.

Come nel caso della silhouette laterale della vettura, nata da esigenze tecniche, cioè l'ottenimento di un buon coefficiente aerodinamico per favorire i bassi consumi, e anche concettuali, cioè dare vita ad una vettura capace di esprimere anche attraverso una leggerezza e una trasparenza fisica il suo minimo impatto ambientale.

Il risultato è stato un volume allungato e rastremato verso la parte posteriore, nel quale risulta evidente la suggestione della goccia, forma aerodinamica ideale, e che ricorda, contemporaneamente, certe carlinghe aeronautiche con il tettuccio trasparente: compatte, affusolate, leggere appunto.

Sul piano tecnico, questo vuol dire un Cx da primato per il segmento. Sul piano stilistico, significa una scelta che dà una fisionomia decisa ad Ecobasic: andamento segnato dall'intersezione tra il volume dell'abitacolo e quello - ben separato - del cofano. Poi un parabrezza molto verticale, che offre visibilità e luminosità non comuni in una vettura così piccola. Infine la "fronte" alta e convessa, risultante, ancora una volta, dall'esigenza di avere un buon profilo aerodinamico, grazie alle linee curve che raccordano il parabrezza con il tetto.

Il frontale
Tecnica e design: il gioco si ripete quando gli stilisti iniziano a interpretare sul piano estetico questo volume anteriore, ormai ottimo per l'aerodinamica e la visibilità.

Come lo scultore che estrae la forma "dal pieno", lavorano per sottrazione, cioè tolgono materiale per dare espressione e caratterizzare la vettura. Scavano, perciò, il cofano nella zona dove si appoggia ai passaruota mettendo in evidenza i parafanghi; gli imprimono un andamento a V verso la parte anteriore; tolgono volume alla base dei montanti.

Così Ecobasic diventa una vettura modellata intorno alle parti meccaniche, con una forte "impronta di famiglia" da piccola Fiat.

Il cofano di Ecobasic è così anche perché, per la prima volta nella storia di un progetto Fiat, non ha cerniere e non si apre. È un parte di carrozzeria fissa, resa possibile oltre che dall'alto grado di affidabilità raggiunto dai motori, anche dalla loro tecnica avanzata, che rende inutile, per l'automobilista comune, sbirciare sotto il cofano.

Indispensabile, invece, accedere ai bocchettoni per il rabbocco dei fluidi: olio, liquido per il radiatore, detergente per i vetri. Da qui la soluzione di un "piccolo cofano" frontale, incernierato ed apribile. Un vano coerente con l'idea di una vettura facile da usare perché non richiede altre cure se non il controllo dei livelli (che si esegue senza sporcarsi le mani). Un elemento coerente anche sul piano estetico, perché risolve la parte anteriore della vettura con pulizia di forme, senza parti aggiunte come la mascherina, sfruttando ancora una volta un vano nato da esigenze funzionali.

La stessa logica seguita nel ricavare la presa d'aria anteriore, situata in basso sotto la targa, là dove riesce a canalizzare meglio l'aria.

Tradizionali i proiettori, la cui efficienza è assicurata da parabole calcolate al computer. Insolite, invece, le luci di posizione, che hanno forma allungata e di notte assumono l'aspetto di due segmenti luminosi. L'effetto è dovuto alla particolare lavorazione "a scalini" delle parabole che si comportano come guida-luce e "moltiplicano" l'emissione, di solito puntiforme, della lampadina.


La fiancata
Ecobasic vettura pratica e funzionale, Ecobasic vettura modulare, perché capace di scomporsi e ricomporsi adattandosi alle esigenze dell'automobilista. Nella vista laterale della concept-car, i due principi ispiratori risultano evidenti.

È funzionale la linea di cintura che si abbassa all'altezza dei sedili posteriori in modo da assicurare un ambiente davvero luminoso anche a chi siede dietro.

È dettato da esigenze di modularità il taglio verticale che divide nettamente in due il passaruota posteriore e offre una soluzione stilistica alla necessità di eliminare il tradizionale anello-porta, incompatibile con un'apertura che può esserci o no, secondo le richieste del cliente.

Ecobasic, infatti, è una sola vettura, ma di volta in volta, dotata di quattro o tre porte. Una soluzione quest'ultima, non così stravagante se pensiamo che viaggiando in tre, tutti noi usiamo solo la porta posteriore che si trova dal lato del marciapiede.

Il particolare disegno dell'apertura posteriore, perciò, soddisfa in maniera esteticamente coerente le diverse esigenze costruttive. Quando la porta è sostituita dal pannello di carrozzeria incollato, infatti, questo si integra nello stile della vettura, senza apparire come un elemento aggiunto.

Nel loro insieme, i tagli verticali delle porte e quelli orizzontali dei finestrini e del cofano danno vita ad una scomposizione della fiancata per linee perpendicolari che ha permesso di raggiungere due risultati.

Da un lato, compensare con coerenza la linea di cintura sfalsata nella parte posteriore, con tagli rettilinei, il cui rigore semplifica le linee così curve e "tecniche" di un veicolo nato nella galleria del vento.

Dall'altro, mettere in evidenza l'ossatura del veicolo, cioè quelle parti di colore grigio chiaro che somigliano ad uno space-frame realizzato in elementi profilati o estrusi, ma in realtà sono lamiera stampata e non verniciata ma trattata solo con cataforesi estetica.

La parte posteriore
La parte posteriore di Ecobasic è dominata dal portellone, che è molto tondeggiante, perché segnato da una doppia curvatura: tanto in pianta quanto nella vista laterale. L'aspetto è quello di una bolla di vetro (in realtà si tratta di policarbonato trasparente) che assicura luminosità e volume. Non un disegno dentro ad un altro disegno, come per la maggior parte dei portelloni tradizionali, ma un elemento che parte dall'anello del telaio e completa la figura di Ecobasic.

Anche in questo caso, ovviamente, si è tenuto conto delle esigenze aerodinamiche. La corona in rilievo che, nel portellone, separa la parte trasparente dalla cornice, consente infatti di "staccare" i flussi di aria laterali dalla carrozzeria, impedendo loro di dare luogo a vortici. In questo modo la vettura in marcia si comporta come un ideale veicolo a coda tronca.

Completa la vista posteriore di Ecobasic una presenza pronunciata delle ruote, dovuta alla rastremazione "a goccia d'acqua" della vettura che mette in evidenza e fa emergere dalla sagoma del veicolo i passaruota.

I gruppi ottici posteriori riprendono, in qualche modo, l'effetto delle luci di posizione anteriori. Le lampadine non risultano visibili e l'aspetto è quello di due linee al neon, che segnano il buio con una luce diffusa e nello stesso tempo molto riconoscibile. Un effetto assai originale e in linea con la ricerca sull'espressività dei gruppi ottici, condotta ormai da qualche tempo dal Centro Stile Fiat (basti pensare alla Multipla e alla nuova Punto).

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